28 nov 2017

“Semino il grano, diventa giallo, lo macino…” (Gino Girolomoni)



Al nostro arrivo alla Locanda Girolomoni veniamo accolti da un’atmosfera surreale, a metà tra il gotico della bruma che vela le montagne circostanti e il preraffaellita del foliage che macchia di rame e topazio le tinte fosche dello sfondo. Tutto attorno un silenzio solenne, ma non opprimente, semplicemente un invito alla contemplazione.
Il ciottolio lontano delle stoviglie e l’uggiolio di un cane che ci corre festosamente incontro spezzano la trance, ma non l’incantesimo, nel quale, anzi, ci addentriamo spingendoci ad esplorare brevemente i dintorni, seguendo l’esuberante cucciolone, che ci fa strada tra i rovi punteggiati di rosa canina.


La prima serata, complici la stanchezza del viaggio, la mia timidezza e un delizioso Bianchello del Metauro, scorre strana, ma liscia: non mi occorre molto tempo per comprendere che mi trovo in mezzo a giornalisti titolati, foodblogger di professione, fotografi esperti, critici culinari. Ma non mi sento in imbarazzo. Forse dovrei, ma nessuno mi fa pesare di essere semplicemente l’oscura amministratrice dell’ennesimo blog di cucina, tutti sono straordinariamente gentili, affabili e decido di godermi la cena, a base di vellutata di ceci, polpettone, cicorietta saltata e gelato, un menu quasi casalingo, impreziosito da alcuni dettagli che rivelano la mano di uno chef.
Dormo benissimo.


All’indomani, sotto una pioggerellina fitta e pungente, ci avviamo al Pastificio, dove Giovanni Girolomoni ci introduce, attraverso scaffalature appesantite da imballaggi diretti verso tutti i paesi del mondo e macchinari diligenti, al cuore della filosofia del padre Gino, il luogo dove le sue visioni hanno cominciato a concretizzarsi dando luogo a un nucleo produttivo di pasta integrale avviato circa 40 anni fa. 


I primi periodi furono difficili: le normative italiane non prevedevano l’uso di grani non raffinati per la realizzazione di pasta e molti lotti furono sequestrati e, successivamente, dirottati verso l’estero, a tutt’oggi il principale canale di vendita dell’Azienda. 


Di qui le numerose partite contrassegnate da etichette che indicano nella destinazione luoghi esotici come la Nuova Zelanda, la Germania, la Francia; di qui la scelta, per il mercato italiano, di incunearsi in una nicchia estranea alla GDO e alle sue speculazioni. 


Dal magazzino entriamo nella fabbrica, dove ingranaggi infaticabili trafilano, essiccano lentamente e confezionano i tanti formati dell’assortimento. Giovanni ci spiega che l’essiccatura lenta, pur non differenziandosi molto da quella ad alta temperatura per quanto riguarda le proprietà principali dell’alimento, è importante per preservarne i micronutrienti, come la lisina, e che la pasta Girolomoni viene preparata utilizzando una formula che la rende particolarmente adatta alla cottura al dente.


Nell’aria si respira il profumo delle granaglie, i macchinari sputano fuori incessantemente fusilli perfettamente cesellati, risoni che parlano di minestrina al burro, pacchetti di farfalle vezzose


Sul momento ci pare un peccato non poter rimanere, tutti abbiamo ancora mille domande e curiosità da soddisfare, ma è solo perché non sappiamo ancora che la tappa successiva sarà ancora più ricca di suggestioni.

3 commenti:

Ely Valsecchi ha detto...

Che luoghi fiabesci, davvero bellissimi! E' sempre bello partecipare a questi momenti di condivisione! Un abbraccio

Sara ha detto...

È sempre bello leggerti ;)

Elena Siano ha detto...

Mi sto appassionando...anche se in ritardo leggo i post da questo agli ultimi😊